Ho deciso di affrontare il panico da pagina web bianca confessando che dopo sette anni di patente non so ancora parcheggiare in meno di quattro mosse.
Sono una maledetta pignola e mi sento sempre o troppo vicina o troppo lontana dal marciapiede. Cerco ogni volta di aggiustare il tiro. Va a finire che parcheggio sempre attaccata (nel senso che le ruote strusciano) oppure lontana (nel senso che fra la macchina e il gradino ci sta un gatto di traverso).
A volte parcheggio guardando indietro, voltandomi, come una brava bambina. Molte volte guardo solo lo specchietto retrovisore. La percentuale relativa di parcheggi pessimi non cambia.
Sudo come una dannata per entrare fra due macchine per poi scendere e scoprire che fra me e la macchina davanti ci sta una mezza Citroën; e fra me e la macchina dietro ci sta l'altra mezza.
Mai che si capisca quando il ca..o di volante è diritto. Due giri di là, è storto. Un giro di là, è storto. Due giri dall'altra parte, è storto ancora. Un giro dall'altra parte... è diritto? Ma che scherziamo? Troppo facile!
Mi sembra di guidare una bici col manubrio sbilenco. Mai che riesca a fare retromarcia diritta. Tutti i miei parcheggi finiscono con le ruote girate in dentro o in fuori.
Mi dicono che si rovinano le sospensioni. Che me ne importa a me? Volete che ricominci quel tran-tran infernale?
Sabato notte un imbecille mi ha lasciato sul tergicristallo il biglietto della morte: "Se (fai l'amore) come parcheggi, ti meriti di essere cornuto".
Se TU (facessi l'amore) in generale, anonimo fetente, non faresti pensieri onanisti sul parcheggio altrui. Fatti una vita. Idiota.
E semmai, "cornuta".
Ho deciso di affrontare il panico da pagina web bianca e di vincere anche il fanc***ismo da febbre, tutto in una volta.
Ho l'influenza e il mal di stomaco da domenica mattina e di questo non frega nulla a nessuno da queste parti, lo so. A internet interessa sapere cosa sogno quando sto male.
Quando sto male dormo a pezzi e mi ricordo sempre tutti i sogni che faccio. La notte fra domenica e lunedì è stata la peggiore: ho sognato in bianco e nero, senza toni di grigio. C'era un uomo col cappello che sembrava Joseph Beuys e ho passato gran parte della notte convinta che mi avesse dato un incarico vitale. Ogni tanto si faceva vivo e tutte le volte io non avevo fatto nulla di quello che lui mi aveva chiesto.
Poi ho sognato un mio compagno delle superiori, vestito come un manager finto e figaccione da catalogo di moda, seduto sul bordo di un futon, in una stanza molto illuminata.
Ho sognato anche di andare in moto con M, lei col casco e io senza. I miei capelli erano troppo lunghi e andavano da tutte le parti, anche fra le ruote della moto. Non sentivo dolore quando si strappavano, ma ero terrorizzata dall'idea di rimanere calva. Oltretutto pure M era senza capelli, sotto il casco: lo sapevo anche senza vederla.
Oggi pomeriggio mi sono addormentata sulla poltrona. Al mio risveglio il salotto era invaso da idoli precolombiani di varie dimensioni, tutti rossi o marroni, con gli occhi a palla puntati verso di me. Immobili.
Ho subito sentito un rumore lontano, come una porta che sbatteva. Mi sono svegliata un'altra volta ed ero sempre sulla poltrona del salotto, ma gli idoli non c'erano più. O il primo risveglio era una finta, oppure gli idoli di legno rosso corrono velocissimi.
Questa notte mi tengo anche la faccia sotto le coperte, per sicurezza.
Ho deciso di affrontare il panico da pagina web bianca annoiando i visitatori casuali col diario dei miei ultimi 30 giorni.
Il 26 settembre sono uscita col famoso uomo che mi ha vista senza stivali. Per non fargli paura indossavo scarpe Clark's vecchie e vissute. Per fargli molta paura, l'ho baciato a tradimento. Sulla guancia.
Il 28 settembre ho saputo da M che il bellimbusto non è un personaggio serio. Sospetto sempre che M mi voglia disimpegnata per non dovermi condividere, quindi le do ascolto solo in parte. Però il ciccio, dopo avermi vista indifesa e dopo essere stato onorato di un bacetto imprevisto, si è rifiutato di incontrarmi per un banale saluto dopo il lavoro. Per lui o si esce o niente.
Il 1° ottobre in ufficio non capivo niente perché il giorno prima M e MF mi avevano fatta ubriacare. Non scendo nei particolari: voglio ancora sembrare una brava ragazza.
Il 5 ottobre mi sono presa:
Nei giorni successivi ho mangiato e ho dormito. Il lavoro non conta.
Il 9 ottobre, alleluja, l'uomo che ha paura dei tacchi si è rifatto vivo e ha proposto un cinema. L'uomo che ha paura dei tacchi (O di me coi tacchi? O di me?) ha i biglietti gratis dell'Esselunga. Nulla di male ma potrebbe evitare di vantarsene per telefono.
L'11 ottobre mia madre torna dalla Germania e non chiarisce nessun punto sul mio stile di vita, che tra le altre cose è uno stile sanissimo. Ovviamente non faccio pubblicità a tutti i momenti in cui mi lavo, mangio frutta, faccio ginnastica, aiuto la gente, ecc. perché sono noiosi. Ma la madre è una donna di marketing e per lei contano le chiacchiere. Grrr.
Il 15 ottobre sfrutto i biglietti dell'Esselunga insieme all'uomo che ha paura dei tacchi. Lo sfido a metà. Mi presento con gonna molto corta ma con gli anfibi. Mi fissa le gambe, il pauroso.
Non faremo niente e non lo sentirò per giorni.
Il 20 ottobre quella pazza di M cambia la sua strategia possessiva nei miei confronti. Mi riferisce cose buone che le hanno raccontato sul Timoroso dei Tacchi e io mi intenerisco: non per lui, che resti nella sua broda il maleducato; ma per lei che sembra rinunciare ad avermi in esclusiva.
Invece sono panzane. Non le cose che mi ha detto su di lui: le cose che ho pensato io di lei.
Per farla breve, quella pazza di M mi propone di andare a vivere insieme.
Passo i successivi tre giorni a non pensare a nient'altro.
Il 26 ottobre chiamo il Timoroso per invitarlo a uscire il giorno dopo, che è un sabato ed è sacro, perché il sabato si esce con la compagnia del quartierino e non con la gente nuova.
Infatti mi dice che non può ma ci possiamo vedere lunedì.
Il 28 ottobre M mi dice che sta già cercando una casa e io mi spavento. Poi lei mi dice che trovare una casa è un lavoro lungo e che posso iniziare a spaventarmi fra otto mesi. Quindi mi rilasso.
Il 29 ottobre, colui che teme i miei tacchi mi chiama per uscire in serata. Io rispondo che non riesco a uscire, ma ci possiamo vedere sabato. Scorso.
Il 31 ottobre, dopo più di un mese, reindosso i tacchissimi per incorporarli in uno strepitoso costume da strega che mi garantirebbe l'ingresso gratuito a tutte quelle mostre di fumetti dove i cosplayer non pagano.
E stavolta, per non rischiare vittime, tengo gli stivali ben adesi ai piedi.
Ho deciso di affrontare il panico da pagina web bianca consigliando di fare attenzione alle scarpe che indossiamo.
In un messaggio privato che mi è arrivato la scorsa settimana, l'utente splinder Pinco Pallino (lui sa di chi sto parlando) mi ha chiesto se "alla gonna molto corta corrisponde il tacco molto alto".
La risposta che gli ho dato e che ora ripeto sputtanandomi in pubblico è: sì, al momento opportuno.
Alle scarpe in generale dovrò dedicare un post apposito. Ma anzi, dedico alle scarpe un'intera categoria e chissà mai se la riempirò. Per il momento riassumo: ne ho un po', ora che lavoro forse me ne potrò permettere qualche paio in più; però la gonna molto corta è stata a lungo indossata solo con scarpe molto basse e solo nel fatidico capodanno 2004 ho osato il tacco. Perché mi vergognavo come una scema, chiaro. Dopo, ho imparato.
Mi sputtano in pubblico in quanto venerdì scorso era il mio compleanno e mi sono organizzata la festa, dove ho sfoggiato il tacchissimo (ma proprio issimo) ed è successa una banale cosina che ora racconto.
Premetto che il tacchissimo era comunque abbinato a un abbigliamento relativamente sobrio nonché da ventiseienne sfigata quale sono. Niente scollature e sandali, bensì innocuo gilet, castigate calze e ovviamente gonna molto corta, ma insomma, si vedeva che non ero una cubista bensì una giovinetta glamour-dark nemmeno troppo pallida e senza tatuaggi.
La giovinetta glamour-dark ha conosciuto un tipo :-)
Il tipo era stato invitato apposta in quanto amico di un'amica e anche conoscente del blogger-in-panico contro cui questo blog è stato aperto. So che non leggerà mai queste righe.
La giovinetta glamour-dark sfoggia il trucco Avril Lavign-esco che dà risalto agli occhi e la falcata potenziata dal tacchissimo per sembrare Atena scesa fra i mortali (mi è venuta così) e far sentire il tipo un privilegiato. Sta anche attenta a dargli retta solo ogni venti minuti.
Purtroppo non sta attenta a tenere il personaggio oltre la mezzanotte.
Ci si diverte e si beve tanto. Verso le due molti se ne sono andati e la gonnamoltocorta si siede sul divanetto vicino al tipo. Il tipo è riuscito a rendersi interessante, ma forse è colpa della birra. Si vede, vero?, che ho sedici anni dentro?
La gonnamoltodark tenta l'accavallo malandrino e non sa se le è venuto bene, anche perché la sua intenzione è un'altra, più prosaica: il tacchissimo, nonostante l'allenamento, alle due di notte comincia a far male. Lo stivale (detto così fa molto cubista ma non lo è, lo giuro) è anche stretto.
Insomma, io mi tolgo gli stivali con quello che mi fissa le gambe come se mi stessi slacciando il reggiseno. Gli chiedo cosa c'è.
Senza tacchi sembro di nuovo la postuniversitaria sfigata di cui sopra, e infatti lui mi dice: "No niente. Ora mi fai meno paura."
Signore e signorine, prendiamo nota. Il tacco serve se li vogliamo minacciare. Per conquistarli, meglio le All-Star.
Ho deciso di affrontare il panico da pagina web bianca confessando che alla seconda settimana di lavoro il tempo per bloggare come avrei tanto voluto è stato uguale a zerissimo.
Sono proprio una sbarbata. Imparerò. La vendetta continua.
Ho deciso di affrontare il panico da pagina web bianca rievocando il fantasma dell'estate passata.
Mi riferisco all'estate dell'anno passato, perché l'estate appena passata è da velo pietoso multistrato.
L'anno passato, io e una cara amica che chiamerò M siamo finite a fare animazione in un villaggio vacanze. L'esperienza mi ha esaltata e spaventata. E non la ripeterei.
Le cose andarono così: gonna molto corta e M stavano frequentando un corso di teatro, e g.m.c. voleva tanto mettere a frutto le mille cose su di sé che aveva (credeva di avere) imparato.
Gonna molto corta voleva fare l'artista, quindi non avrebbe concluso niente. Invece M aveva un piano: passare l'intera estate a farsi il mazzo, a prendere il sole e a fare strage di cuori.
Gonna molto corta, che non ama il sole ma si abbronza in fretta e non si scotta mai, ma che soprattutto pensava che il villaggio turistico fosse una cosa da sfigati, disse di sì.
Non mi aspettavo che un'estate dietro ai pargoli in vacanza (aiutavo al miniclub) potesse essere così illuminante sulla natura umana. Ho addirittura imparato a rispettare la gente che va in vacanza al villaggio. Che diamine, ci sono persone che sgobbano e risparmiano un anno intero per passare una o due settimane all-inclusive e hanno il diritto di essere servite, riverite e adorate.
Non parlerò delle avventure ormonali vissute da M e g.m.c., perché sono cose private e lei si è data da fare più della sottoscritta. Rivelerò comunque un segreto. Gli animatori dei villaggi sono come i maestri di sci, anzi, sono peggio. Il fascino dei maestri di sci è dato dalla tuta. Il fascino degli animatori (che vanno in giro quasi nudi) è dato dal loro ruolo.
Il nostro capovillaggio ad agosto era un figo. L'abbiamo rivisto a gennaio e ci è sembrato un povero alcolizzato, tanto che M a vederlo si è quasi depressa. Mi hanno confermato che il mondo reale produce questo effetto sugli animatori cronici, che a Djerba sono divinità e a Caronno Pertusella contano come il due di picche.
Se mi volessi vendicare di qualcuno, lo manderei a fare l'animatore.
Mumble...